La comunicazione del vino come antitesi di sè stessa nell’epoca di Instagram

Passato il periodo delle storie di Instagram sulle fiaccolate di Borgogna, fenomeno che rafforza i miei interrogativi, mi chiedo quanto nell’epoca contemporanea risulti più che mai fondamentale, esattamente come nell’arte durante l’era della sua riproducibilità tecnica, comprendere ciò che il vino rappresenta e se esso venga posto davvero al centro; se nel suo linguaggio tronfio di una poliglossia analgesizzata la comunicazione ponga in primo piano il contenuto, la ricerca e persegua l’obbligo di verità, o sia soltanto un mucchio di immaginette compiacenti e ricercanti consenso divenendo per sé stessa antitetica.

Mi interrogo su come si possa esser giunti inoltre ad un disarmante cambiamento nella fenomenologia del criticismo, domandandomi se nell’epopea dell’instagrammabile valga ancora la pena opporsi ad una comunicazione sterile e antioggettiva che gode di una flotta nutrita e naufragante di sostenitori, un protettorato rabbrividente che avanza nella nuova generazione di comunicatori in modo cirrotico. Si ripudia la cultura collaterale ed inseparabile connessa al vino, vengono tralasciate le storie di famiglie e territori che costituiscono un patrimonio immisurabile, scegliendo invece di fornire un sottoprodotto di consumo emotivo semplice ed istantaneo. Instagram diventa non più piattaforma per comunicare ma una barella per la castrazione comunicativa. È scontato dire che ciò non vale per tutti, ma temo valga per molti.

Si inciampa ormai in un assemblearismo di recensori nati spontaneamente dal compostaggio dell’atto comunicativo, che si destreggiano tra lavori gratuiti, per sé stessi o ancor peggio per sedicenti portali del vino, facendo sembrare il mondo enoico un giochetto superomistico dell’upper class, schifando la profondità e crogiolandosi nei semplicismi invece di contrastare l’immediatezza e il piattismo delle immagini. Molte recensioni non sono ormai più critiche ma pop giornalistico, sostanza ricaptatrice della tristezza da buttare giù a sorsate di qualsiasi cosa vi venga in mente purchè impegni i vostri neuroni in altro modo.

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