Piero Bussi e le perle di Calosso

Dopo un periodo di assenza, giusto il tempo di vivere qualche esperienza senza assecondare la mia compulsione di prendere appunti ed osservare alla stregua di un sociologo, torno a parlare di una realtà familiare, visitata non più di una settimana fa.

L’azienda di Piero Bussi e del figlio Federico è una di quelle cantine che trasportano all’interno di un territorio, che da sempre trovo magnifico e talvolta minimizzato e relegato ad una terra di confine, che è in verità punto di incontro della più affascinante variabilità geologica e storica.

La loro Barbera d’Asti Superiore, la Castagna in particolare, è l’espressione di una tradizione, in cui la filosofia antidemagogica porta ad un vino che sembra intonare in modo semplice ciò che vi è di più celato ed arcano, e complica ciò che vi è di più modesto, rendendo un insieme di note organolettiche una sinfonia complessa, un’immagine viva. Una linea di pensiero univoca attraverso i loro vini, e che non fa della profilazione economica un argomento di discussione, perché le riflessioni interessanti qui sono ben altre.

È una Barbera che ha tutte le sonorità per essere ricordata e le qualità per porla a giacere nel tempo che sapremo concederle. Perché la cosa meravigliosa delle migliori Barbera d’Asti è proprio la razionale possibilità che un giorno l’impeto adolescenziale accondiscenderà alla saggezza rilassata di una prosa matura e calorosa, che della gioventù porta il ricordo di un’acidità indomita ma colta ed allocata, che richiamerà sempre il sorso successivo.

Il Moscato passito invece è qualcosa di estremamente accasante, il sorso è un rincorrersi di sentori tipici e gergo botanico, dove gli aromi muschiati e la dolcezza tutt’altro che eccessiva condannano la bottiglia da 0,5l ad un veloce ma felice epilogo, testimone che anche in Piemonte i vini passiti regalano piacevoli sorprese, svecchiati da quelle intimazioni alcoliche e di leggera ossidazione che ormai faticano a trovarsi, ma che al solo supporli ricordano un naufragio sulle coste di Madeira. Il Suris rimane fermamente in Piemonte in tutto il suo fascino.

L’altra perla di casa riguarda una varietà che fu sul punto di estinguersi, ma che fu ripresa e la cui storia continua oggi a Calosso grazie ad una manciata di viticoltori, tra cui la famiglia Bussi. La Gamba di Pernice è una varietà particolare, una bomba di frutti rossi e spezie, dal tannino morbido ed un sorso dinamico, in grado di invecchiare a lungo e nel quale è possibile già notare due stili distinti, dove il legno si contrappone all’acciaio, inerte conservatore di un tratto varietale già così estremamente apprezzabile. Il disciplinare impone un minimo di 20 mesi di affinamento, 12 sono gli ettari in tutta la denominazione che la vedono protagonista, ed il vino è davvero poco, conviene fare scorta.

L’ultimo vino che merita l’attenzione della mia natura pedantemente descrittiva è il Nebbiolo del Monferrato, un vitigno che può sembrare fuori luogo, ma che ormai trova in molte espressioni giustificazione di una cittadinanza per merito. Non è quello di Langa, e se questo non fosse abbastanza scontato lo ricorderà l’etichetta scritta in maiuscolo, ma è un vino che non sfugge al paragone e che è in grado di affrontarlo suggerendo più di una domanda intelligente. È didattico, è il Nebbiolo, è uno specchio in cui le differenze territoriali si fanno sentire come in un amplificatore Marshall, ed è ciò che lo rende affascinante per chi ama questa varietà, non solo per il luogo in cui è collocata, ma per quanto riesce ad esprimere ovunque sia posto. È ad ogni modo anche estremamente piacevole, nel caso non vi interessassero le tre righe qui sopra, quindi la mia volontà di raccontarlo è ora ancor più giustificata.

La visita è una cosa che consiglio a tutti di provare, in questo periodo si respira in misura ancora maggiore l’aria di cantina, anche con la mascherina, ed anche quando il cielo non concede troppe schiarite si è immersi in un luogo che sembra fuori da ogni regola cittadina, dove il tempo passa troppo velocemente senza mai accorgersene.

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