Elio Perrone – Barbera d’Asti Superiore Mongovone 2017

Sono del parere che il vino, un buon vino intendo, debba sempre essere accompagnato da un buon argomento. Rimango fermamente convinto anche che debba in parte essere lui stesso motivo e stimolo della conversazione, ed in parte guida di essa.

Potessimo ricostruire una sorta di serata simposiaca, penso spesso a quale bottiglia offrirei, e più passa il tempo, più una tale ricostruzione vorrei che si materializzasse, in un luogo e tempo dove razionalità e sentimento vengono posti ad una distanza tale da poterne usufruire senza venirne completamente contaminati.

Tra un Barolo che esalta nella sua veste vissuta, uno Chardonnay della sponda lattica di Borgogna in preda all’autocompiacimento, ed un Pinot Noir nato all’ombra di Dio e dei muretti più felici di Francia, la Barbera sono sicuro troverebbe un posto senza ricorrere ad eccessi di violenza.

La storia di questa varietà ormai in molti la conoscono, e risparmio il triste riepilogo storico, che porta il sapore di una maccheronica zappata sui piedi alla quale troppe volte ci siamo abituati.

La Barbera è quel vitigno dal nobile animo che ancora conserva un tratto bourgeoisie, quella decorosa autosufficienza che se ben incanalata, sfocia nella più raffinata forma d’intelletto.

L’imputata importanza al suolo è oggi la raffigurazione del rifugio di ciò che vi è di più fragile e vitale, una coltre fisica e filosofica a protezione da quel che più vi è di impervio, e dagli stolti.

La Barbera d’Asti Mongovone è la fluida sintesi di quanto vi è sopra. Una Barbera che porta in etichetta la piramide di Tartaglia, della quale si potrebbe parlare un’intera serata, dove sono sicuro che lo Chardonnay muscoloso e l’ecclesiastico Pinot Nero non prenderebbero parte al discorso. Quella piramide con l’uno in cima, seguita dalla coppia dello stesso numero, come passaggio naturale dell’individuo alla diade, come transizione e discendenza, un lascito ed un prosieguo, il trasmettere il sapere e le virtù, il sapere come reminiscenza identificata con l’uno continuativo, che si ripete nella piramide come mai lascerà la memoria.

Quella di Elio Perrone è una realtà familiare, definita sartoria enologica, che coltiva la sua Barbera d’Asti Mongovone in vigneti impiantati nel 1932 nell’omonima frazione, per maturare poi in piccole botti di rovere francese nuovo.

La precisione di questo vino regge gli epiteti, gli aromi arrivano con una precisione orchestrale. Si apre su note di ribes nero e amarena sottospirito, china, ha sfumature terrose, di resina e muschio. L’apporto del rovere è equilibrato, con note integrate di sigaro e spezie. Il sorso è coerente, morbido ma con adeguata acidità, sapido ed equilibrato. Il finale è l’ennesima riprova di un abito cucito da una grande mano.

Il futuro gli donerà fascino seppur sia un vino che non necessita l’eternità per essere apprezzato, ma l’aspirazione risulta più che legittima ed una decade d’attesa sarà, alla fine, uno splendido ritrovo.

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