Bramaterra: i primi 40 anni attraverso le annate storiche della denominazione

Terra di viticoltori, di artigiani, di tradizione, di chi ha raccolto la propria storia e ha fatto sì che questa fosse riconosciuta, nel rigore di quei suoli plasmati dalla natura, dove la vigna era fatica e sacrificio, ove la viticoltura è sempre stata tremendamente sincera ed austera. Laddove lo sfondo delle Alpi crea un’opera tanto stupefacente quanto in grado di generare tensione.

Sono trascorsi 40 anni dalla nascita della denominazione, da quel 9 aprile 1979 che sancì l’inizio della storia contemporanea di questo luogo e delle famiglie che ancora vi abitano. Tuttavia, del vino in quest’area se ne parla dal 1113, e per la prima volta nel 1447, in un atto notarile compare il nome Bramaterra in termini geografici.

Un po’ di storia…

Ciò che fu dapprima il vino di Masserano o dei canonici, vede l’origine del suo terreno circa 278 milioni di anni fa, quando il supervulcano situato in Valsesia esplose, producendo 600 chilometri cubi di detriti magmatici. Nell’epoca eocenica, l’urto violento tra la placca euroasiatica e quella africana causò l’emersione di tale superficie vulcanica. Da qui millenni si susseguirono, portando alla composizione geologicamente eterogenea attuale, con suoli acidi (al contrario delle Langhe) di origine vulcanica, che variano da aree porfirico-quarzifere con assenza di calcare ad isole che presentano invece sedimenti calcarei in alcuni vigneti a nord; per trovare poi graniti a nord-ovest, sabbie plioceniche a sud-ovest, limi eolici a sud e limi sabbiosi a sud-est.

Bramaterra cresce ed acquisisce popolarità grazie alle ricerche enologiche e alle sperimentazioni di Don Paolo Antoniotti, pioniere della modernizzazione della viticultura in quest’area, nonché fondatore dell’esposizione enologica di Biella del 1872 e amico di Quintino Sella, anch’esso scienziato e ministro delle finanze del Regno d’Italia.

Cav. Don Paolo Antoniotti

Proprio quest’ultima famiglia, decise nel 1882 di investire in questa zona, comprando terreni e impiantando vigneti, la cui cura verrà affidata proprio a Don Paolo Antoniotti. Da qui, e postumamente con la costruzione della cascina che ancora oggi domina la tenuta, il nome della famiglia Sella si legò ancor più indissolubilmente alla storia stessa di questo vino.

Seguiranno poi altri grandi nomi, tra i quali quello del Professor Italo Eynard e di Umberto Gilodi, il quale si stabilì a Roasio e compì qui numerosi studi storici e pedagogici, diventando un personaggio chiave nell’ottenimento della DOC, nonché volto indimenticabile della storica Tenuta Monolo insieme ad Orlando Cremonini.

Il disciplinare

Da disciplinare il Bramaterra proviene dai comuni di Masserano, Brusnengo, Curino, Roasio, Villa del Bosco, Sostegno e Lozzolo, nelle province di Vercelli e Biella, da vigneti collinari situati ad un’altitudine compresa tra 200 e 600 metri s.l.m.

Le varietà ammesse sono il Nebbiolo (Spanna) dal 50-80%; Croatina massimo 30%; Uva Rara e Vespolina, insieme o singolarmente, massimo 20%.

Il periodo di invecchiamento minimo è di 22 mesi, di cui 18 in botte; periodo prolungato a 34 mesi, di cui 24 in botte, per la Riserva.

La densità minima d’impianto è di 3000 ceppi per ettaro, e la resa massima di 75 q/ha, abbassata a 67 q/ha per la Riserva.

La degustazione

Bramaterra 2006

Colombera e Garella

Vino più recente presente in degustazione, di un’azienda che è passato, presente e futuro di questa denominazione. Intensi profumi di frutta rossa, minerali, speziati, balsamici, di fiori secchi. Un vino molto complesso che ancora conserva la sua freschezza, il tannino è ancora ben presente, ha buona sapidità e lunghezza.


Bramaterra 2004

Anzivino

Aspetto che si discosta dal resto della batteria, con un colore molto evoluto. Gli aromi vertono al minerale, al terroso, con accenti balsamici, di china e liquirizia, di frutta cotta e fiori secchi. Un calice molto interessante anche in bocca, con grande intensità, equilibrio e persistenza.


Bramaterra 2001

La Palazzina

Realtà che è senz’altro parte del futuro di questa denominazione, con un solido passato alle spalle, come conferma questa 2001. Al calice emerge una parte fruttata evoluta, verso la prugna, estremamente elegante, di fiori secchi, sentori terrosi, un piacevole sottofondo balsamico e muschiato. Ancora di buona freschezza in bocca, risulta piacevolmente avvolgente con un tannino levigato.


Bramaterra 1997

Tenute Sella

Realtà storica, i cui vini incredibili sono simbolo di questa denominazione. Olfattivamente elegante, su note di frutta macerata, fiori secchi, spezie e con i caratteristici tratti balsamici. Il sorso è fresco, mostra una tensione ancora giovane dove il tannino è garbato e la buona sapidità rientra in un quadro intrigante e perfettamente armonico.


Bramaterra 1994

Adriano Sartor

Subito intrigante dal colore, al naso rivela note anch’esso balsamiche, di confettura prima per evolvere poi su sfumature di frutta macerata, note minerali, di tabacco e thè fermentato. La complessità è in evoluzione continua e prosegue in bocca, sfuma su tracce ferrugginose, le sensazioni richiamano ancora un’incisiva freschezza e sapidità, ed una trama tannica ammorbidita ma ancora fermamente presente. Lunghissima la persistenza finale.


Bramaterra 1989

Tenuta Monolo

è il calice che chiude la prima fila accennando all’incredibile longevità di questi vini. Mostra un ventaglio olfattivo che verte alla confettura, alla viola secca, a note mentolate, minerali e di vecchio legno. La bocca è lineare, di buona freschezza, con una trama tannica fine. Una realtà simbolo del Bramaterra ed un calice che rende onore alla sua storia.


Bramaterra 1988

Luigi Perazzi

La seconda batteria si apre con questo calice, che verte su note di frutta macerata, balsamiche, una speziatura raffinata e profumi di cacao. In bocca si dimostra ancora in perfetta forma, con un’ottima spalla sia acida che tannica. Senza dubbio, un grande vino.


Bramaterra 1986

Paolo Mussa

Un calice fantastico, complesso, intenso, coinvolgente. Gli aromi non si fanno rincorrere, e si apre su note di kirsch, china, erbe officinali, spezie, poi evolve in profumi mentolati e di canfora. In bocca ha ancora un’ottima struttura, un tannino finissimo, una trama avvolgente, di piacevole acidità e sapidità.


Bramaterra 1985

Odilio Antoniotti

Punto fermo della denominazione e del vino piemontese, scoprire l’animo di questa ‘85 è un’esperienza pazzesca. Il colore è acceso ed integro, al naso è di grandissima complessità, con sentori prevalentemente balsamici, di frutta in confettura, di fiori secchi, sensazioni minerali e speziate. In bocca è incredibile nel suo aspetto ancora giovane, quasi prospettico se non si guardasse l’età. Splendido nel suo rapporto acido-tannico, in un equilibrio quasi dinamico. Un vino che incarna perfettamente il potenziale straordinario del Bramaterra.


Bramaterra 1979

Luigi Perazzi

Un vino di grandissimo equilibrio, che altro non conferma la stoffa del produttore riscontrata già nella ‘88. è una realtà viticola che ad oggi non c’è più, ma che vive attraverso queste bottiglie, in un percorso storico ed emozionale impagabile. Un’etichetta che porta l’anno della creazione della denominazione, che ha sfidato il tempo e che arriva ad oggi in una forma che quasi non ci si può credere. Inebriante nelle sue note di prugna disidratata, di cuoio, tabacco, un corredo speziato elegantissimo, impreziosito da sfumature mentolate. In bocca ha mantenuto ancora una freschezza invidiabile, un tannino che dona una sensazione tattile incredibile. Un calice semplicemente evocativo ed emozionante.


Bramaterra 1969

Tenute Sella

Si conclude con una bottiglia che percorre questi 50 anni con una concretezza che lascia senza parole. È un vino si cerebrale, ma incredibilmente in grado di tenerti incollato al calice poiché ancora in grado di comunicare, di invogliare alla ricerca. Intenso, complesso, con un abito che lascia senza fiato. Colore integro, limpido in uno stato di conservazione impeccabile. Al naso ha tutto, ancora si avverte la frutta macerata sottospirito, profumi mentolati, ricordi speziati e ferrugginosi.

In bocca si conferma con un’intensità eccellente, un tannino setoso ma che ancora conserva la sua natura, una freschezza che davvero non ti aspetti unita ad una piacevole sapidità chiudono un quadro perfetto sostenuto da una persistenza lunghissima. Memorabile, in ogni sfumatura.


La sede AIS di Torino ha ospitato la serata dedicata a questa DOC e alle sue annate storiche, ripercorrendo in 11 assaggi il passato della denominazione, una celebrazione indimenticabile attraverso la guida di voci esperte, personalità simbolo della viticultura in Bramaterra.

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