Vigneti OGM: uno sguardo al possibile futuro del vino

Questo è probabilmente uno degli argomenti più dibattuti del ventennio, ciò che più ha destato preoccupazione dagli albori della sua scoperta e che si è cercato di combattere con una guerra su presupposti etici e salutistici, a visione però, unilaterale.

Come spesso è accaduto, la risposta estrema ad un cambiamento è arrivata perseguendo sempre un presupposto di efficienza, fornendo quindi un vantaggio in termini di tempo e costi. Con la scoperta del DNA e la possibilità di sequenziarlo in modo estremamente rapido ed a costi irrisori, si è aperta una nuova porta verso la risposta a problemi che probabilmente, avrebbero visto dopo decenni una possibilità di risoluzione.

Il cambiamento climatico risulta sempre più una problematica di estrema considerazione, portando al presentarsi di vecchie e nuove malattie della vite, di condizioni siccitose e di stress idrico, e di degradazione del patrimonio minerale in forma di ioni disciolti che risiede nel suolo. Malattie che prima erano meno considerabili ora acquistano un ruolo di rilievo, le temperature hanno portato i viticoltori a riconsiderare le varietà coltivabili nei propri terreni, o a rivolgersi ad altri territori, come alcuni grandi realtà della Champagne hanno fatto nell’Inghilterra meridionale.

Anche a Bordeaux si tengono costantemente convegni su questa tematica, e sull’impiego di varietà non autoctone in territori come Pessac-Léognan.

La ricerca scientifica in ambito agrario è ad oggi coinvolta in una delle sfide più complicate mai affrontate dall’epoca della Fillossera.

Da sempre si è cercato di fronteggiare le avversità e i limiti ambientali, dapprima tramite lo studio e la raccolta delle informazioni e poi tramite incroci che garantissero il rafforzamento delle varietà.

Con l’avvento della transgenesi negli anni ’70 e l’applicazione postuma di questa tecnica in campo agroalimentare hanno iniziato a suscitare dubbi e crescenti preoccupazioni. Il processo transgenico permette al varietale di esprimere caratteri voluti o di reprimerne altri, tramite l’immissione di frazioni di DNA derivate da specie diverse dall’organismo da modificare. La precisione di questo processo non è garantita e l’organismo continuerà a contenere tracce di DNA estranee.

Per ovviare all’incessante preoccupazione, fu la cisgenesi a fornire uno strumento più rapido di ibridazione, poiché la frazione di genoma da immettere nella specie da modificare, proviene da un organismo non più diverso, ma sessualmente compatibile, simulando quindi un back crossing ipotizzabile anche in natura. Ciò che però risulterà ancora, sarà materiale genomico estraneo relativo al veicolo (soventemente è l’agribacterium) con il quale la porzione di DNA desiderata è stata immessa nella pianta da modificare, oltre alle problematiche correlabili alla tracciabilità che già sussistevano con la transgenesi.

Ad oggi l’editing genetico, rappresenta probabilmente la corsia preferenziale. Con l’avvento del CRISPR / Cas-9, secondo molti la scoperta biotecnologica del secolo, si avrebbe uno strumento potente, versatile, economico ed estremamente efficiente, nonché un sistema di difesa in natura già presente.

CRISPR funzionerà come una biblioteca biologica, contenente l’intero genoma aggiornato, mentre Cas-9 utilizzerà tale “bio-browser” all’interno dell’organismo da modificare, troverà il gene che a monte è stato deciso di correggere, e lo sostituirà con la “frase corretta”, simile ad un operazione taglia e incolla. Il limite principale, è che tale tecnologia non ha, potenzialmente, limiti. È giovane, estremamente fruibile, ed i geni hanno solitamente una molteplicità di interazioni e sono correlabili a diversi processi fisiologici. Regolare la loro espressione, facendoli esprimere, sovra-esprimendoli o reprimendoli, potrebbe avere ripercussioni su altri aspetti, diversi da quelli voluti, anche se il livello di precisione che si ha ad oggi è incredibilmente alto e promettente.

Personaggi noti del settore si sono più volti espressi sulla questione, cercando di fare il punto della situazione e fornendo delle possibilità obiettive. Lo stesso Angelo Gaja si è schierato in favore della ricerca e dell’utilizzo del genoma, applicando metodi differenti da quello della transgenesi. Attilio Scienza parlò del lavoro sui portainnesti come una grande opportunità nel rafforzamento delle varietà.

La modificazione del portainnesto secondo altri ricercatori, potrebbe essere affiancata al gene editing, poichè tale processo dovrebbe renderlo immune a diverse tipologie di virus, e ciò risulta essere estremamente impegnativo, ma potrebbe sicuramente rappresentare un grande primo passo. Altra via, che rimane però distante e quasi inesplorata, riguarda il ridimensionamento del patogeno stesso.

La viticoltura in Europa utilizza ormai il 40% dei pesticidi utilizzati in agricoltura, in Francia la superficie vitata corrisponde al 3% di quella agricola, ma utilizza il 50% dei fungicidi totali. Sono dati che molto fanno pensare. L’intero territorio della Champagne ha fatto e sta facendo i conti con l’impoverimento del suolo e con i danni arrecati dai trattamenti in vigna, e molti altri paesi stanno famigliarizzando con questa realtà. Il semplice incrocio tra specie quasi sicuramente, non sarà sufficiente alla salvaguardia dei varietali in un futuro non troppo lontano.

Mappa dell’approvazione degli OGM
Fonte: Wikimedia

L’Unione Europea ha già in parte reagito a questa situazione con l’innalzamento del tasso di OGM consentiti in agricoltura biologica allo 0,9%, che appare probabilmente come una “soglia psicologica”, ma che sicuramente, qualcosa vorrà pur significare.

Il vino è storia, cultura e tradizione, e ciò non farà altro che rallentare, nel bene o nel male, il processo di sensibilizzazione. Se un giorno, arriverà però il momento di decidere se lasciar andare tale storia, una strada dovrà pur essere presa. Stati Uniti e Cina in questo senso ci stanno già lavorando, e quando il processo decisionale dovrà generare una risposta, loro probabilmente avranno apposto la firma sulla totalità dei brevetti. Come per molte cose, è possibile sia solo questione di tempo, quello necessario a raggiungere l’accettazione dell’opinione pubblica.

Ci sarà il tempo di scegliere una varietà OGM, o non sceglierla affatto; decidere se piantare magari, varietà come il Nero d’Avola o il Primitivo nelle regioni del Nord Italia. D’altronde già esistono colture sperimentali di Assyrtiko o Xinomavro a Bordeaux, e se si conoscono le varietà in questione e le discrepanze tra i due climi, quello francese e quello greco, un eventuale successo sarebbe più che leggermente preoccupante.

Altri ancora in Toscana, stanno semplicemente ripiegando su altre forme di allevamento, come quello ad alberello, come soluzione a breve termine.

Le temperature attuali fanno di certo comodo per qualcuno, garantendo una continuità qualitativa delle annate. Ma un giorno, al di là che l’ingegneria genetica possa o meno rappresentare una soluzione valida, quasi sicuramente questo avrà una fine, e il rifiutarsi di decidere nascondendosi nell’idolatria di un’annata o del punteggio di un critico, sicuramente non sarà sufficiente per la legge di natura.

One thought on “Vigneti OGM: uno sguardo al possibile futuro del vino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: