Grecia, Cipro e quel mare scuro come il vino

Venerdì 15 Novembre credo di aver forse assistito ad una delle più belle esperienze di degustazione dell’ultimo periodo. Si svolgeva infatti, nella sede dell’AIS Torino, un percorso degustativo volto a far conoscere il vino greco e cipriota, due culture millenarie che in ambito enologico, sono probabilmente tra le poche a poter dire di aver visto crescere piante di vite dall’alba delle epoche.

Guidata dal Dott. Guido Invernizzi, è stato il primo evento nel suo ambito, ad aver avuto il patrocinato di entrambe le ambasciate, Grecia e Cipro.

Attraverso un excursus culturale, a mio avviso, magistralmente condotto, si è passati tra aneddoti storici e filosofici, tecnici e puramente degustativi. Si è riuscito credo, ad avvicinare incredibilmente un’intera sala a questa parte del mondo, un patrimonio senza tempo, portandola tra un calice e l’altro, dagli inverni miti delle Cicladi a quelli più freddi di Tracia e Macedonia, fino a giungere dinanzi alle montagne dell’Epiro e Tessaglia.

Quella stessa terra, che forgiò i padri di molte culture e antesignana di tecnologie estremamente all’avanguardia, ci porta indietro a più di 5000 anni fa, ai tempi dei Minoici e Micenei, e in quella cantina di Nestore, dove furono rinvenuti i primi millesimati del mondo conosciuto (pensate che in Italia, i primi rinvenimenti sono asseribili al 41 a.C. A Falerno, più di 1000 anni dopo).

La vite che già avvolse la grotta della dea Calipso, il cui frutto fece ascendere Dioniso e ne causò il ripudio della dea Giunone, che fermentando avrebbe dato vita a quella bevanda che, un giorno, Marone sacerdote di Apollo, donò a Ulisse salvandogli la vita, ubriacando Polifemo.

In Grecia già scoprirono l’ancestrale “Metodo Classico”, che i fabbri bevvero dopo aver riparato lo scudo di Achille, così come già nell’VIII secolo a.C. Esiodo, poeta di Beozia, parlò di uve passite, come quel Vin Santo che nient’altro che dal nome Xanto deriva, ovvero “giallo”, nato a Santorini da uve Assyrtiko. E proprio qui, in Grecia, sempre con il passito si scriveva la storia. Cipro era infatti famosa in tutto il mondo per il suo Commandaria, noto dall’800 a.C., che stregò Riccardo Cuor di Leone, o quel vino dolce che nei riti di Afrodite veniva chiamato Nama, del quale Omero scrisse nel 3500 a.C. e al quale Cleopatra fu accostata, da Marco Antonio, dopo averle donato Cipro.

Senza dimenticare quello che fu, quasi sicuramente, la prima bevanda psichedelica della storia: il Pramno, vino diluito fino a 1:20, con aggiunta di menta, farina di orzo e segale cornuta, formaggio e miele, nel quale, millenni dopo con analisi biochimiche, venne rinvenuto il principio attivo dell’attuale LSD. Quello stesso vino che la maga Circe offrì ai compagni di Ulisse per stordirli e trasformali in porci: “per loro mescolava formaggio e farina di orzo e miele verde con vino di Pramno” (Odissea X).

Ad oggi quella greca è una viticoltura eroica, praticata in un territorio montuoso per l’80%, con tre climi diversi: Mediterraneo nelle coste e in alcune isole, Temperato nella zona centro-orientale e montano nella Grecia occidentale e in quella interna del Peloponneso. Sono circa 105.000 gli ettari vitati totali, garantendo 2,7 milioni hl/anno (il doppio della sola Sicilia).

Tante sono anche le isole, più di 6000, delle quali solo 227 attualmente abitate, tra le quali ricordiamo Creta, il Dodecanneso e le Cicladi.

Proprio in quest’ultime vi è un’incredibile isola citata poco sopra, quella di Santorini, colei che sopravvisse all’eruzione apocalittica del 1627, che devastò la civiltà minoica e le quali ceneri e gas raggiunsero le coste scandinave, africane e di Gibilterra.

Santorini, che deve il nome ai Veneziani e a Santa Irene, conta su una viticoltura antichissima e risalente al 17 secolo a.C. Qui le rese sono estremamente basse, mai superiori ai 30 quintali/ettaro. La vite cresce su suoli vulcanici, e allevata a canestro, sistema che permette di trattenere l’umidità, in un clima estremamente siccitoso, derivata dalle Pousi, ovvero dele nebbie umide che salgono fino a 350 metri, per poi ricadere sul terreno.

Proprio qui sorgono le piante a piede franco di Assyrtiko, un vino incredibile, e dal quale appassimento, talvolta con aggiunta di Aidani e Athiri, si ottiene il sopracitato Vin Santo.

Per chi è stato in Grecia, saprà che qui vi si trova un vino incredibilmente particolare, ancestrale, balsamico, che si usa abbinare più o meno con tutto, la Retsina, prodotta con uve Savatiano o Rhoditis.

Quest’ultima è un’uva a bacca rosa/rossa, autoctona, drammaticamente ridotta da Fillossera e muffe, ma che con il tempo ha incontrato sempre più considerazione.

Si dice che la “Retsina” possa essere nata grazie al sigillo con il quale i contenitori di ceramica venivano sigillati, fatto di resina vegetale ottenuta dai pini marini (noto è quello di Aleppo). Piccole quantità di resina colavano nel vino e così lo aromatizzavano, donandogli i classi aromi balsamici e resinosi.
Inoltre la resina veniva considerata antisettica, e quindi utilizzata per mantenere le proprietà organolettiche nonché, insieme al vino stesso, come sostanza medicinale.

La cultura vitivinicola greca e cipriota, a questo punto, sembra essere estremamente vasta, e spero di avervi incuriosito tanto da intraprendere un percorso di conoscenza e studio, sperando di rafforzare questo desiderio di ricerca con gli appunti della degustazione che seguiranno, con il desiderio personale di poter tornare a parlare di questa realtà senza eguali nel prossimo futuro.

La degustazione:

Tselepos – Amalia Metodo Classico Brut

Metodo Classico da 100% uve Moschofilero

Il Moschofilero è un autoctono greco, originario della zona del Mantinea, altipiano del Peloponneso centrale, crescendosi fino a 750 mt slm, senza essere coltivato altrove per la scarsa adattabilità.

Questo Metodo Classico, 9 mesi sui lieviti, è una piacevolissima apertura alla serata, il giusto inizio di questo percorso.

Al calice è giallo paglierino, cristallino, con bollicine fini, poco numerose e persistenti.

Gli aromi sono abbastanza intensi, ma con uno spettro di complessità, che se pur non largamente variegato, davvero non ti aspetti da un vino che sosta così, relativamente, poco sui lieviti.

Verte su note di fiori bianchi, di leggera crosta di pane, frutta gialla, frutta esotica, aroma di zest, con note finali fresche, quasi cremose.

È piacevolmente fresco, secco, e abbastanza sapido.

Davvero notevole la persistenza.


Kechribari – Retsina 2018

Kechribari. significa “ambra”.

La Retsina Kechribari della cantina Kechris è stata la Retsina che ha fatto rivalutare questa tipologia di vino, sancendo la sua rinascita e consacrandola come un vino popolare di qualità.

è una Retsina con 100% uve Rhoditis, provenienti dalla Macedonia centrale e occidentale, vinificate in bianco, con aggiunta di resina di pino di Aleppo durante la fermentazione.

Si presenta con un bellissimo colore, con note resinose equilibrate, boschive e muschiate, altre piacevoli agrumate e di frutta bianca, di lavanda, rosmarino e salvia. In bocca è molto fine, si ripresentano gli aromi muschiati, mentolati, citrici, con un’ottima freschezza e sapidità e con una buona persistenza.

È stato senz’altro uno dei vini della serata!


Domaine Sigalas – Santorini Assyrtiko 2018

Il Domaine Sigalas è senz’altro un’istituzione, un’azienda che si sta anche distinguendo in ambito internazionale, portando il vitigno Assytiko ai massimi vertici della sua espressione

Le vigne hanno un’età media di 50 anni. Il vigneto di Santorini esiste dal
1200 a.C., e cresce sul terreno vulcanico dell’isola, ed è uno dei pochi vigneti al mondo non colpiti dalla filossera.

La resa per ettaro negli ultimi anni è stata bassissima, toccando i 18 quintali per ettaro.

La vinificazione è la classica in bianco, solo acciaio

Il colore, la limpidezza e la consistenza sono il preludio di un grande vino.

I profumi, di pesca bianca e gialla matura, minerale di roccia bagnata, per nulla sulfureo, iodati, agrumati, di erbe aromatiche, hanno un’intensità semplicemente incredibile. Ti aspetti un passaggio in botte, ma la complessità è tutta data dal varietale e dal suo microclima.

È fresco, sapido, con un ottima struttura ed avvolgenza, estremamente fine e persistente

Un capolavoro degno dell’isola in cui nasce.


Tsikkas – Promara 2017

Prodotto con 100% uve Promara, questo è un vitigno autoctono raro dell’isola di Cipro, menzionato per la prima volta nel 1893, molto resistente alle malattie.

La Promara deve il suo nome al fatto che è una varietà precoce (dal greco πρώημος).

Le uve provengono da due distinte zone dell’isola, Paphos e Agios Ioannis. Dalla prima, ad un’altitudine di circa 600 m., più calda e dal terreno argilloso, si hanno uve dal carattere aromatico più spiccato, mentre dalla seconda, situata a 1.200m, dal terreno sabbioso, e con un clima molto più fresco si ottengono uve dalla spiccata acidità. Le uve sono da agricoltura biologica non certificata.

Le uve vengono raccolte e vinificate in acciaio con macerazione sulle bucce per 4 giorni.

Il colore è incredibile, al naso èintenso, complesso.

Verte sulla frutta gialla matura, a tratti candita, sfuma sul melone bianco, sui fiori gialli, con una leggera speziatura, una mineralità gassosa/carbonica. Piacevole la nota tostata, di noce pecan e il complesso di erbe aromatiche.

Ha una bella struttura, non rinunciando affatto a freschezza e sapidità.

Il risultato è un vino già molto equilibrato, estremamente fine e persistente.

Vengono imbottigliate solamente 1200 bottiglie. Una rarità da provare assolutamente!


Doulofakis – Vidiano Aspros Lagos 2017

Il Vidiano di Doulofakis è un vino prodotto con questo vitigno, autoctono presente quasi esclusivamente nella zona di Rethymnon e limitatamente nei pressi di Heraklion, per decadi vicino all’estinzione.

Viene vinificato in bianco con fermentazione in botte. Matura per 5 mesi in botti: per il 60% in botti di rovere di primo e secondo passaggio e per il restante 40% in botti di acacia sempre di primo e secondo passaggio.

Risulta un vino intenso, di pregevole complessità, con aromi di frutta gialla matura, frutta secca, co note burrose, a ricordare il burro d’arachidi, sentori minerali, tostate, di spezie dolci, pepe bianco, e con piacevoli sfumature balsamiche. Un calice con il quale poter passare tutta una serata a scoprirlo..

In bocca è morbido e vellutato, strutturato, con una lunga e distesa persistenza


Markovitis – Naoussa DOP Xinomavro 2013

Vino rosso secco da uve Xinomavro della zona D.O.P. Naoussa, località “Pollà nerà”, con uva autoctona della Macedonia centrale.

La resa è anche qui limitata a 50 quintali per ettaro. Ed è forse, il vitigno a bacca rossa che più mi ha stupito negli ultimi tempi.

Le uve vengono lasciate a macerare per 12-14 giorni. Matura 1 anno in tini di acciaio e poi 12 mesi in botti di rovere usate da 500lt. Vengono aggiunti pochi solfiti prima dell’imbottigliamento.

Lo Xinomavro della cantina Markovitis è semplicemente soprendente, lasciandomi a tratti senza parole.

Al naso si esprime su note di frutti rossi, prugna secca, viola appassita, pepe nero, aromi di sottobosco, legno bagnato, tabacco, olive in salamoia e kirsch.

In bocca mostra una buona acidità ma ancora un tannino che fa da padrone, ma a cui secondo me farà fronte con un longevo invecchiamento. Qui ci sono tutte le potenzialità per un grande vino rosso.

Per origini e abitudini, non paragono mai nessun vino al Nebbiolo, neanche forzatamente. Ma qui, e non me ne vogliano i puristi, cioè chi lo è ancor più di me su questa varietà, siamo di fronte ad un vino che può davvero avvicinarsi, e per riscontro pratico.. mettetelo in una degustazione alla cieca con vini Nebbiolo, e credetemi che più sentenziosi degustatori cadranno.


Tselepas – Agiorgitiko Nemea Driopi Riserva 2016

Da uve 100% Aghiorgitiko, il Nemea Driopi viene prodotto con questo autoctono a bacca rossa, originario appunto di Nemea, nel Peloponneso nord-orientale.

Le vigne di Tselepas hanno 35 anni di età, situate a 380 m. di altitudine in località Koutsi nel comune di Nemea.

Le uve vengono raccolte e lasciate a macerare per 25 giorni in acciaio. Il vino viene poi affinato in barrique di rovere da 225l per 12 mesi.

Ne risulta un vino di color rubino con riflessi violacei, limpido, consistente.

Un ventaglio olfattivo variegato e abbastanza intenso, concentrato sulla frutta rossa matura, di amarena, prugna secca, note mentolate, di vaniglia e pepe verde.

In bocca è abbastanza tannico, con buona acidità, abbastanza morbido e di buona persistenza.


Karseras – Commandaria Theodora Gold 2015

Il Commandaria di Karseras è un vero e proprio capolavoro, punto di congiunzione tra l’epoca contemporanea e la tradizione, uno di quei vini evocativi, che ti lasciano davanti al bicchiere per più di un istante.

Viene prodotto con il 70% Xinisteri (varietà bianca) e 30% Mavro (varietà rossa), entrambi vitigni autoctoni dell’isola di Cipro.

Le uve provengono esclusivamente dalla regione della Commandaria, nella zona dei monti Troodos, da vigne a piede franco, appassendo a terra naturalmente secondo il metodo tradizionale per circa 15 giorni. Di questo piccolo gioiello vengono prodotte solamente 2000 bottiglie.

Il vino viene fatto maturare per 3 anni in botti grandi di rovere. Non viene filtrato nè fortificato (come a volte, è solito fare).

Il colore è spiazzante. Ambrato, di una brillantezza eccelsa.

I profumi sono intensi, di frutta passita, dattero, fico secco, crème caramel, miele di castagno, uvetta, aromi di bocca di lieve tostatura e di panettone. E potremmo andare avanti fino alla prossima occasione speciale nella quale vorrei ritrovare questa bottiglia. Come vedete, l’imparzialità qui è intermittente, pur premettendo di non averlo mai bevuto fino ad ora.

La buona acidità equilibra la dolcezza, rendendolo mai stucchevole, nonostante i 150g/l di zucchero.

Il finale è longevo, disteso, chiaro ed evolve ancora. Per me, un grande passito.


Tutti i vini presenti in degustazione, comprese parti delle descrizioni tecniche relative alle zone di produzione sono stati forniti da Ellenika, realtà formatasi sotto la guida di Costas Linardos, con l’intento di far conoscere questo grande patrimonio culturale e agroalimentare, creando un’opera di promozione territoriale estremamente accurata e qualitativamente eccellente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: